Eredità digitale: cos’è, cosa dice la legge e come pianificarla
Ogni giorno affidiamo al mondo digitale una parte (sempre più) significativa della nostra vita: fotografie, conversazioni, e, più in generale, dati personali. Ma che ne sarà di questo patrimonio immateriale quando non ci saremo più? L’eredità digitale è un tema che riguarda ciascuno di noi, eppure ancora pochi si pongono il problema di pianificarla.
Cosa è l’eredità digitale
L’espressione eredità digitale va intesa in senso ampio e comprende una serie eterogenea di rapporti giuridici, spesso non individuabili a priori.
In generale, è possibile distinguere tra:
- beni digitali offline: file, software e altri documenti informatici come immagini, audio, video conservati su supporti fisici (es. hard disk, DVD, smartphone), protetti o meno da chiavi di accesso (passwords) e/o virtuali (cd. cloud storage, come OneDrive e iCloud);
- beni digitali online: contenuti presenti sul web e accessibili tramite account presso fornitori di servizi come Google, Facebook, Amazon, Instagram o PayPal, o banche online e carte di credito.
I beni digitali possono essere distinti anche in base alla loro natura:
- quelli a contenuto patrimoniale, come criptovalute e conti di pagamento online, che presentano un valore economico intrinseco;
- quelli a contenuto non patrimoniale, dal valore prevalentemente affettivo e legati alla sfera personale del soggetto. Tra questi ultimi rientrano, ad esempio, le fotografie di famiglia, le registrazioni audio e video e i messaggi personali.
Cosa NON rientra nell’eredità digitale
Non tutto ciò che è digitale è però automaticamente ereditabile. In concreto, NON fanno parte dell’eredità digitale:
- gli account – compresi gli account di firma elettronica e quelli di identità digitale come lo SPID – che sono invece espressione di un rapporto contrattuale personalissimo con il fornitore del servizio;
- le credenziali, che sono mere chiavi virtuali di accesso al contenuto, patrimoniale o non patrimoniale, dalle stesse secretato;
- i contenuti utilizzati su licenza per i quali si paga un canone (come Office 365, Netflix o Spotify).
Il quadro normativo in Italia e in Europa
In Italia non esiste ancora una legislazione organica dedicata alla successione digitale.
Il principale riferimento normativo è l’art. 2-terdecies del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003), che stabilisce, tra l’altro, la permanenza dei diritti di accesso (art. 15 del GDPR), di rettifica e cancellazione (artt. 16 e 17 del GDPR) e di limitazione del trattamento (art. 18 del GDPR) dopo il decesso. Tali diritti possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, da un mandatario designato dal defunto o da chi agisce per ragioni familiari meritevoli di protezione.
Un passo avanti significativo è arrivato a livello europeo. Il 23 gennaio 2023, la Dichiarazione del Parlamento Europeo sui diritti e i principi per il decennio digitale (2023/C23/01) ha affermato che: «ogni persona dovrebbe essere in grado di determinare la propria eredità digitale e decidere cosa succede, dopo la sua morte, ai propri account personali e alle informazioni che la riguardano».
Si tratta di un principio di grande rilievo, che per il momento è solo programmatico.
Cosa succede agli account dopo la morte
La giurisprudenza italiana ha affrontato diversi casi emblematici.
Nel febbraio 2021, il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso dei genitori di un ragazzo deceduto in un incidente stradale, che volevano accedere ai contenuti dell’account Apple del figlio — tra cui ricette legate alla sua attività di chef — per pubblicarli in sua memoria. In un caso analogo, il Tribunale di Bologna si è pronunciato sulla richiesta di una madre di recuperare foto e video dal dispositivo del figlio suicida, per comprendere le ragioni del suo gesto.
In entrambe le vicende, Apple aveva rifiutato di fornire le credenziali e aveva preteso, per consentire l’accesso ai dati contenuti nell’ID Apple, un ordine del Tribunale che soddisfacesse determinati requisiti. Gli eredi hanno dovuto ricorrere al Tribunale in via d’urgenza, poiché Apple aveva fatto presente che i propri sistemi, dopo un periodo di inattività dell’account, sarebbero stati automaticamente “cancellati”. Questo evidenzia uno dei problemi centrali: i principali Internet Service Provider hanno spesso sede fuori dall’Italia e dall’Europa e, in assenza di disposizioni preventive da parte del defunto, gli eredi sono spesso costretti a ricorrere a costose controversie, anche internazionali.
Un ulteriore nodo riguarda il conflitto tra il diritto all’oblio del defunto e l’interesse dei familiari a conoscere i contenuti dei suoi account. Il citato art. 2-terdecies sembra escludere il diritto all’oblio post mortem quando il titolare non abbia espressamente manifestato tale volontà, ma il confine resta sottile.
Consigli pratici per la trasmissione dell’eredità digitale
Il quadro giuridico in materia è incerto e in costante evoluzione. Ecco alcune cautele concrete.
- Redigere un testamento con disposizioni digitali. Il testamento è lo strumento più idoneo per disporre dei propri beni e interessi, dunque anche quelli digitali, che si tratti o meno di quelli con valore economico. Nel testamento è possibile stabilire chi sarà legittimato ad accedere ai propri dati e a quali condizioni.
- Nominare un fiduciario digitale (cosiddetto mandato post mortem). Si può affidare a una persona di fiducia le proprie credenziali d’accesso (password), con istruzioni su cosa fare in caso di decesso: distruggere i beni digitali (verosimilmente, quelli non patrimoniali) in tutto o in parte, oppure consegnarli a soggetti identificati.
- Utilizzare gli strumenti ad hoc delle piattaforme. Molte piattaforme offrono la possibilità di designare un “contatto erede” che potrà gestire l’account dopo il decesso, oppure di attivare procedure per la chiusura o la trasformazione dell’account in commemorativo.
- Vietare espressamente l’esercizio dei diritti di accesso ai propri beni digitali (dopo il decesso), con dichiarazione scritta comunicata al/ai titolare/i del trattamento (se esistenti). In tal caso, nessuno potrà esercitare tali diritti dopo il decesso.
In conclusione, pianificare per tempo la propria successione digitale significa evitare che i familiari debbano affrontare complesse e costose procedure giudiziarie per recuperare fotografie, documenti o risorse economiche.