Revoco ogni mia precedente disposizione: la clausola che annulla il passato ereditario
Le parole, si dice, hanno un peso.
Nel diritto successorio, però, pesano ancora di più. Sono l’ultima voce di una persona e diventano definitive.
Tra le parole più frequenti con cui si apre un testamento ci sono queste sei:
“Revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria”.
Una formalità, per molti. Un’espressione rituale, quasi automatica. In termine tecnico, una “clausola di stile”.
La giurisprudenza, però, ne offre un’interpretazione molto diversa e attribuisce a queste parole un potere radicale e inequivocabile.
Clausola di stile vs. revoca espressa
Nel linguaggio giuridico, una “clausola di stile” è una formula scritta per consuetudine o tradizione, che risulta priva di un’effettiva volontà della parte che la sottoscrive. Si tratta, in sostanza, di una formula vuota, incapace di generare effetti giuridici.
L’applicazione di questa categoria alla dichiarazione di revoca testamentaria è un errore che la giurisprudenza ha scelto di censurare.
L’espressione “revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria” viene interpretata come una piena e valida revoca espressa, disciplinata dall’articolo 680 del Codice Civile, che rappresenta la volontà del testatore di azzerare le precedenti volontà e che non lascia spazio a interpretazioni alternative.
Il caso concreto: la recente pronuncia di una corte di merito
Una corte di merito ha recentemente offerto un’illustrazione pratica del principio.
Era stato redatto un primo testamento olografo, con il quale si disponeva di tutte le proprie sostanze. Quindici anni più tardi, ne è stato redatto uno nuovo, con beneficiari diversi, che si apriva con la formula “revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria”. A seguire, il testatore si limitava a disporre del suo patrimonio immobiliare, senza nulla dire in merito a quello finanziario, che invece aveva menzionato nel primo testamento. Su tale parte di beni si apriva pertanto la successione legittima.
Alla sua morte, gli eredi beneficiari del patrimonio finanziario in forza del testamento del 2004 si opponevano al riparto del patrimonio finanziario tra gli eredi legittimi.
La tesi?
La revoca contenuta nel testamento successivo sarebbe stata una clausola di stile e il testamento precedente sarebbe rimasto valido per tutte le disposizioni non incompatibili con quelle contenute nel testamento più recente.
Il principio di autosufficienza del testamento
La decisione del Tribunale ribadisce un caposaldo dell’ermeneutica testamentaria: la volontà del defunto va ricercata nella scheda testamentaria.
L’espressione “revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria” travolge ogni precedente scheda e non può essere ermeneuticamente riferita alle sole disposizioni incompatibili oggetto di un precedente testamento, nemmeno mediante la valorizzazione di elementi esterni.
Il Tribunale, ricordando la sentenza della Cassazione n. 22983 del 9 ottobre 2013, riafferma che
“il precetto della forma, necessario per garantire proprio la volontà del testatore, non consente che venga dato rilievo ad una volontà non manifestata nella dichiarazione testamentaria. La ricerca della volontà del testatore al di fuori del testamento è pertanto inammissibile data la irrilevanza delle manifestazioni non formali della volontà testamentaria”.
Conclusioni e implicazioni pratiche
Nei testamenti, non ci sono parole inutili e una sola frase può determinare l’intero assetto di un’eredità. Nelle controversie successorie, il Giudice ha il delicato compito di farsi interprete fedele delle ultime volontà del defunto, ciò che può fare solo rispettando con il massimo rigore quanto è stato lasciato per iscritto.
È, dunque, importante:
- per chi fa testamento, sapere che la clausola “revoco ogni mia precedente disposizione testamentaria” non è una formula vuota, ma fa “tabula rasa”, ovvero produce l’effetto di cancellare qualsiasi precedente disposizione, indipendentemente dal fatto che le nuove siano o meno compatibili con le vecchie o ricomprendano l’intero patrimonio.
- per gli eredi e i legatari, sapere che, se si intende far valere i propri diritti sulla base di un testamento anteriore a uno più recente che contiene una clausola di revoca, le possibilità di successo volta a far qualificare tale clausola come “di stile” sono estremamente ridotte.