Acquisire una società estera da un venditore italiano in concordato preventivo

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Nel mondo delle operazioni di M&A, alcune delle opportunità più interessanti nascono da situazioni di crisi. Quando una società italiana entra in concordato preventivo — una procedura che le consente di ristrutturare i propri debiti evitando la liquidazione giudiziale (ossia il fallimento) — può trovarsi a vendere asset di valore per generare liquidità.

Tra questi, le partecipazioni in società estere controllate rappresentano spesso un’opportunità attraente per investitori strategici e finanziari. Ma acquistare da un venditore in crisi comporta complessità specifiche che è bene conoscere prima di avviare una trattativa.

Perché una società in crisi vende partecipazioni estere

Il concordato preventivo è una procedura prevista dal Codice della Crisi d’Impresa che consente a una società in difficoltà di proporre ai creditori un piano di rientro del debito. Per finanziare questo piano, la società può dismettere beni non strategici o, al contrario, asset ad alto valore. Le partecipazioni in controllate estere “in bonis” — cioè non coinvolte nella crisi della capogruppo — rientrano spesso in questa categoria. Per l’acquirente, ciò significa poter accedere a società operative e profittevoli a condizioni potenzialmente vantaggiose, ma con un processo di acquisto più articolato rispetto a una normale compravendita.

Le particolarità dell’operazione, la due diligence e i rischi

La due diligence in queste operazioni richiede particolare attenzione. L’acquirente deve verificare non solo la situazione della società target estera — bilanci, contratti, contenziosi, rapporti di lavoro, solvenza (anche in relazione allo stato concordatario della capogruppo italiana) — ma anche la regolarità della procedura concordataria italiana. È essenziale accertare che il venditore abbia ottenuto (o possa ottenere) le autorizzazioni necessarie dal Tribunale per perfezionare la cessione. Un’operazione conclusa senza le autorizzazioni prescritte rischia di essere dichiarata inefficace nei confronti dei creditori, con gravi conseguenze per l’acquirente (azioni revocatorie!). Inoltre, poiché la società target è estera, le quote o le azioni sono disciplinate dalla legge del paese in cui ha sede (la c.d. lex societatis): l’acquirente dovrà verificare eventuali diritti di prelazione, approvazioni assembleari o vincoli statutari previsti dall’ordinamento locale, nonché vincoli previsti dalle normative regolatorie sia italiane sia del paese in cui la società ha sede.

Il processo di acquisto, le autorizzazioni e le tempistiche

A differenza di una normale operazione di M&A, qui l’acquirente non negozia soltanto con il venditore. Gli amministratori della società in concordato devono ottenere l’autorizzazione del Tribunale per vendere la partecipazione, trattandosi di un atto di straordinaria amministrazione. L’acquirente deve quindi mettere in conto tempi, di norma, più lunghi (salvo eccezioni legate a rischi c.d. di contaminazione della società estera, cioè il sopravvenire dello stato di insolvenza anche della società target in conseguenza dello stato di insolvenza della veditrice), e un iter procedurale che coinvolge il giudice delegato e il commissario giudiziale. Quest’ultimo è un professionista indipendente che vigila sulla procedura e deve esprimere parere favorevole sull’operazione, verificando che il prezzo sia congruo e che la cessione sia nell’interesse dei creditori.

Un punto critico, le garanzie contrattuali

Uno degli aspetti più delicati per l’acquirente è quello delle garanzie contrattuali. Nelle operazioni M&A tradizionali, il venditore rilascia ampie dichiarazioni e garanzie (representations & warranties) sulla società target e si impegna a indennizzare l’acquirente per le passività sopravvenute (indemnities). Quando il venditore è in concordato preventivo, questa tutela è fortemente limitata. Il Tribunale può vietare o limitare il rilascio di garanzie che espongano il patrimonio del debitore a ulteriori responsabilità. Di fatto, l’acquirente potrebbe trovarsi ad acquistare “visto e piaciuto” o, come si dice in inglese, “as is, where is”, con poche o nessuna garanzia da parte del venditore. Per mitigare questo rischio, è consigliabile negoziare meccanismi alternativi: escrow del prezzo, polizze W&I (warranty & indemnity insurance), o clausole di aggiustamento del prezzo legate a specifiche contingencies.

Il prezzo e le procedure competitive

Il prezzo di acquisto è determinato in un contesto specifico. Se l’offerta dell’acquirente è ritenuta seria e potenzialmente migliorabile, il Tribunale può disporre una procedura competitiva: una sorta di asta in cui altri soggetti possono presentare offerte concorrenti. L’acquirente originario deve essere consapevole di questo rischio: la sua offerta potrebbe innescare una gara al rialzo. Il prezzo finale è tipicamente ancorato a una perizia di stima indipendente, ma la dinamica competitiva può portare a valori superiori.

Cosa deve sapere l’acquirente

Per affrontare con successo un’operazione di questo tipo, l’acquirente dovrebbe seguire alcune regole pratiche.

  1. Coinvolgere fin da subito consulenti legali esperti sia di diritto concorsuale italiano sia dell’ordinamento del paese della società target.
  2. Pianificare tempi più lunghi del normale, tenendo conto delle autorizzazioni giudiziali e delle formalità estere (traduzioni, apostille, delibere).
  3. Strutturare l’offerta in modo da renderla competitiva e sostenibile, prevedendo fin dall’inizio la possibilità di una gara.
  4. Negoziare meccanismi di protezione alternativi alle garanzie tradizionali, come escrow, earnout o polizze assicurative. Infine, mantenere un dialogo costruttivo con il commissario giudiziale, l’interlocutore chiave per la riuscita dell’operazione.

Acquistare una partecipazione in una società estera “in bonis” da un venditore italiano in concordato preventivo può rappresentare un’opportunità interessante: asset di qualità a prezzi potenzialmente attrattivi, in un contesto di vendita “forzata”. Tuttavia, l’operazione richiede competenze specifiche, tempi adeguati e una strutturazione attenta. La chiave del successo sta nella preparazione: una strategia flessibile e il supporto di professionisti esperti consentono di trasformare la complessità in un vantaggio competitivo.

avv. Alberto Predieri